| Ceramica Vicentina Snc Via Monte di Pietà, 24/2 - 36050 Località Friola di Pozzoleone (VI) Tel. uffici: 0444 668350 - fax 0444 668842 info@ceramicavicentina.it www.ceramicavicentina.it |
L’ Industria Ceramica Vicentina viene fondata nel 1924 come fabbrica
di piastrelle da rivestimento in terraglia forte. Subito dopo apre
un reparto di studio e produzione di impasti di terraglia bianca
a bassa temperatura, usando come materia prima principale il caolino
estratto nella vicina cava di Schio. In seguito, l’azienda, al fine
di poter meglio controllare l`impasto prodotto, avvia un piccolo
reparto di produzione di stoviglieria e inizia ad allargare la gamma
degli impasti. Dalle notizie che si sono potute raccogliere, tramandate
verbalmente, la società nacque in questo modo: il Sig. Isnardo Carta
aveva un’attività di manufatti in cemento, in Stradella del Cimitero
a Vicenza, e venne a conoscenza che il Sig. Andrea Boschieri, che
aveva dei terreni in Viale della Pace ed esercitava attività di
panettiere, voleva aprire una ditta di manufatti in cemento, come
egli stesso. Isnardo Carta, che aveva idee di industriale molto
aperto, propose al Boschieri di iniziare un’attività diversa, ma
assieme, per non farsi concorrenza. Pensarono, quindi, di aprire
una fabbrica per la produzione di piastrelle da rivestimento, articolo
che a quel tempo era prodotto solo da poche ditte di cui nessuna
nel Veneto. Per reperire i fondi necessari per iniziare l’attività
e per avere il supporto di persone tecniche, si unirono al Dr. Pietro
Vaccari,
laureato in Ingegneria Chimica, che entrò nella società appoggiato
dal padre Girolamo. Nacque così una Società di Fatto, denominata
Industria Ceramica Vicentina, con sede e stabilimento in Viale della
Pace 134 a Vicenza, luogo dove ancor oggi si trova. Poco dopo il
sig. Isnardo Carta cedette la sua quota al figlio Oreste. Non siamo
a conoscenza di come fu l’andamento dell’attività in quei primi
anni, ma supponiamo che fosse ben positiva dato che nel 1937 la
proprietà decise di aprire una filiale in Africa, sull’onda della
politica espansionistica di quel periodo. Nacque così la filiale
di Addis Abeba (Etiopia), dove iniziò la produzione di manufatti
in cemento e la commercializzazione delle piastrelle prodotte dall’Industria
Ceramica Vicentina in Italia. L’attività africana venne affidata
al sig. Sante Boschieri, coadiuvato dai figli Giovanni ed Alessandro.
La partenza fu positiva ma, purtroppo, di li a poco scoppiò la Seconda
Guerra mondiale e tutto fu perso: si riuscì a beneficiare solamente
di un esiguo rimborso di guerra, saldato vent’anni dopo. I sigg.
Boschieri, dopo varie vicissitudini, tornarono in patria e rientrarono
nella ditta durante la guerra, in un periodo dove l’attività era
fortemente rallentata causa la mancanza di tutto il personale maschile,
ovviamente reclutato per la guerra. Alla fine del conflitto la ditta
si trovò con pochi mezzi e con tutti gli impianti da rimodernare.
Nel frattempo era iniziata anche la seconda attività, cioè la produzione
degli impasti ceramici per rivendita a terzi.
A
questo punto, probabilmente perché l’investimento era inferiore,
si decise di iniziare una nuova produzione di articoli per la casa
in terraglia bianca, anziché ristrutturare gli impianti per piastrelle.
Nel 1947 ca. entra a far parte della ditta il sig. Giovanni Carta.
Negli anni Cinquanta la produzione degli impasti ebbe una forte
espansione all’interno dell’azienda, dovuta anche alla poca concorrenza
e alla forte richiesta di prodotti per la casa (stoviglie, vasi,
eccetera). La produzione di piastrelle, non più concorrenziale,
venne via via abbandonata. Data la notevole espansione e la crescente
richiesta di articoli per la casa, si decise di costruire una parte
nuova dello stabilimento, appositamente per la produzione di questi
articoli. La costruzione prese il via nel 1951 e venne ultimata
nel 1953, quando diventò operativa. Nel 1951 entra a far parte della
ditta il sig. Piero Carta. Il reparto stoviglie si sviluppò velocemente
e assunse importanza grazie anche alla collaborazione di note figure
artistiche del vicentino, quali: la prof. Mina Anselmi, il prof.
Otello De Maria, la prof. Ina Barbieri. Questi artisti, oltre ad
eseguire decori personali quali ville, paesaggi, figure, natura
morta, eccetera, introdussero nell’azienda un modo di decorare innovativo:
nacquero i piatti con grandi fiori stilizzati che in breve sostituiranno
i decori tradizionali. La prof. Ina Barbieri, in particolare, fu
un vulcano di idee e di colori, molti di questi ben accetti dalla
clientela sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo: i decori della
prof. Barbieri resistono ancor oggi, grazie alla interpretazione
di altri decoratori che lavorano per l’azienda. Purtroppo l’azienda,
appesantita da vincoli societari non ideali, non riuscì a sfruttare
questo momento favorevole (fine anni Cinquanta - inizio anni Sessanta)
e rimase in arretrato con i sistemi di lavorazione, producendo a
costi troppo elevati, senza guadagno, e favorendo una nascente concorrenza
che, con il passare degli anni diventò sempre più forte: decori
e forme che inizialmente erano fatte solo con metodo artigianale,
passando alla grande produzione, alle grosse industrie, entrarono
nel mercato a prezzi decisamente inferiori.
I vecchi soci e amministratori della ditta probabilmente ritenevano
che il punto di forza per la vendita dell’impasto ceramico consistesse
solamente nell’ottima riuscita dei prodotti finiti fatti nel reparto
stoviglie con detto impasto. Questo era vero, in quanto il prodotto
risultante era tecnicamente valido e di ottimo aspetto estetico,
ma non erano dati sufficienti per supportare la gestione di un reparto
che aveva assunto una dimensione troppo grande e i cui costi, soprattutto
quelli del personale, erano arrivati a superare il limite imposto
dalla contabilità economica, determinando così una perdita pluriennale
nella gestione; perdita che ovviamente ricadeva anche sul reparto
produzione impasti. Per fortuna quest’ultimo era in attivo, grazie
alla poca concorrenza e alla forte espansione della ceramica artistica
di quei primi anni Sessanta. Nel 1961 morì il dr. Pietro Vaccari,
fondatore, amministratore e responsabile tecnico della società:
gli subentrò il genero Franco Allamprese, che purtroppo perirà dopo
un paio d’anni a causa di un incidente stradale. Per un breve periodo
partecipò all’attività la moglie di Allamprese, la sig.ra Maria
Teresa Vaccari, figlia del dr. Pietro, ma dopo qualche tempo chiese
di essere liquidata. A questo punto i soci, non avendo i mezzi economici
per soddisfare totalmente detta liquidazione, decisero di cambiare
la società trasformandola in S.r.l. e separando gli immobili e i
terreni, che restarono alla vecchia S.d.F., dall’attività vera e
propria che passò alla nuova società. Quest’ultima partì subito
in difficoltà, non avendo i mezzi per rinnovare gli impianti e proprio
negli anni in cui la concorrenza nella produzione di impasti stava
aumentando. Venne allora decisa la separarazione gestionale dei
due reparti, evidenziando chiaramente la necessità di trovare una
soluzione per limitare le perdite di quello delle stoviglie. Nel
novembre del 1973 con la liquidazione dei sigg. Boschieri la gestione
passò alla sola famiglia Carta. Dopo alcuni anni di tentativi per
riorganizzare il reparto stoviglie, alla fine si concluse che ormai
era troppo tardi: la concorrenza era diventata troppo forte e si
stava affacciando un periodo di notevole crisi del mercato della
ceramica in generale. Oltre a questo esisteva in azienda una forte
pressione sindacale che bloccava i tentativi di riorganizzare il
lavoro.
La conclusione, quindi, fu quella di provare a “staccare” il reparto,
promuovendo la costituzione di una cooperativa tra gli operai. Cosa
che venne accettata e che sancì la fine del reparto stoviglie dell’Industria
Ceramica Vicentina. La cooperativa si trovò quasi subito in cattive
acque, causa incapacità organizzativa, e venne quindi assorbita
da un’altra cooperativa esterna che, dopo pochi anni, terminò anch’essa
la produzione della ceramica. L’Industria Ceramica Vicentina S.r.l.,
invece, ridimensionata dopo lo “stacco” del reparto stoviglie divenne
più controllabile, ma purtroppo si trovò a che fare con immobili
e impianti vecchi e frazionati, non ottimali per una produzione
industriale all’altezza dei tempi e soprattutto per una gestione
più ottimale dei costi di produzione. Problema, questo, ancora attuale
ma in fase di evoluzione. Tornado al prodotto finito, per non abbandonare
una produzione ormai considerata “storica” e per dare la possibilità
ad alcuni ex soci della cooperativa di proseguire con un’occupazione,
venne fondata nel 1987 la Nuova Ceramica Vicenza, una S.n.c. di
cui facevano parte inizialmente sei soci della precedente cooperativa
e due nuovi soci, Alessandro e Andrea Carta (figli rispettivamente
di Giovanni e di Piero). La produzione si affermò sulla scia dell’ormai
famoso decoro con i papaveri, ideato dalla prof. Barbieri, al quale
vennero ad aggiungersi, negli anni a seguire, altri decori di successo.
Dopo quasi quattordici anni di attività, a causa delle crescenti
difficoltà del mercato artigianale, la Nuova Ceramica Vicenza chiude
l’attività (siamo nel 2001), che viene in parte assorbita dall’Industria
Ceramica Vicentina, per essere affiancata al nuovo punto vendita
rivolto al settore hobbistico, aperto nel settembre 2001. La storia,
quindi, si chiude e l’azienda ritorna alla produzione completa,
dagli Impasti Ceramici tradizionali e speciali al prodotto finito.

