Ceramica Vicentina » Categoria: accessori, hobbismo, macchinari, materie prime e impasti - vasi, catini e brocche, scatoline, cofanetti, posacenere, vassoi, ciotole, piatti, servizi da caffè e da te, tornielli, torni, forni, mirette, pennelli, spatole, argille, impasti, colori, smalti, raku

  Ceramica Vicentina Snc
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L’ Industria Ceramica Vicentina viene fondata nel 1924 come fabbrica di piastrelle da rivestimento in terraglia forte. Subito dopo apre un reparto di studio e produzione di impasti di terraglia bianca a bassa temperatura, usando come materia prima principale il caolino estratto nella vicina cava di Schio. In seguito, l’azienda, al fine di poter meglio controllare l`impasto prodotto, avvia un piccolo reparto di produzione di stoviglieria e inizia ad allargare la gamma degli impasti. Dalle notizie che si sono potute raccogliere, tramandate verbalmente, la società nacque in questo modo: il Sig. Isnardo Carta aveva un’attività di manufatti in cemento, in Stradella del Cimitero a Vicenza, e venne a conoscenza che il Sig. Andrea Boschieri, che aveva dei terreni in Viale della Pace ed esercitava attività di panettiere, voleva aprire una ditta di manufatti in cemento, come egli stesso. Isnardo Carta, che aveva idee di industriale molto aperto, propose al Boschieri di iniziare un’attività diversa, ma assieme, per non farsi concorrenza. Pensarono, quindi, di aprire una fabbrica per la produzione di piastrelle da rivestimento, articolo che a quel tempo era prodotto solo da poche ditte di cui nessuna nel Veneto. Per reperire i fondi necessari per iniziare l’attività e per avere il supporto di persone tecniche, si unirono al Dr. Pietro Vaccari, laureato in Ingegneria Chimica, che entrò nella società appoggiato dal padre Girolamo. Nacque così una Società di Fatto, denominata Industria Ceramica Vicentina, con sede e stabilimento in Viale della Pace 134 a Vicenza, luogo dove ancor oggi si trova. Poco dopo il sig. Isnardo Carta cedette la sua quota al figlio Oreste. Non siamo a conoscenza di come fu l’andamento dell’attività in quei primi anni, ma supponiamo che fosse ben positiva dato che nel 1937 la proprietà decise di aprire una filiale in Africa, sull’onda della politica espansionistica di quel periodo. Nacque così la filiale di Addis Abeba (Etiopia), dove iniziò la produzione di manufatti in cemento e la commercializzazione delle piastrelle prodotte dall’Industria Ceramica Vicentina in Italia. L’attività africana venne affidata al sig. Sante Boschieri, coadiuvato dai figli Giovanni ed Alessandro. La partenza fu positiva ma, purtroppo, di li a poco scoppiò la Seconda Guerra mondiale e tutto fu perso: si riuscì a beneficiare solamente di un esiguo rimborso di guerra, saldato vent’anni dopo. I sigg. Boschieri, dopo varie vicissitudini, tornarono in patria e rientrarono nella ditta durante la guerra, in un periodo dove l’attività era fortemente rallentata causa la mancanza di tutto il personale maschile, ovviamente reclutato per la guerra. Alla fine del conflitto la ditta si trovò con pochi mezzi e con tutti gli impianti da rimodernare. Nel frattempo era iniziata anche la seconda attività, cioè la produzione degli impasti ceramici per rivendita a terzi.
A questo punto, probabilmente perché l’investimento era inferiore, si decise di iniziare una nuova produzione di articoli per la casa in terraglia bianca, anziché ristrutturare gli impianti per piastrelle. Nel 1947 ca. entra a far parte della ditta il sig. Giovanni Carta. Negli anni Cinquanta la produzione degli impasti ebbe una forte espansione all’interno dell’azienda, dovuta anche alla poca concorrenza e alla forte richiesta di prodotti per la casa (stoviglie, vasi, eccetera). La produzione di piastrelle, non più concorrenziale, venne via via abbandonata. Data la notevole espansione e la crescente richiesta di articoli per la casa, si decise di costruire una parte nuova dello stabilimento, appositamente per la produzione di questi articoli. La costruzione prese il via nel 1951 e venne ultimata nel 1953, quando diventò operativa. Nel 1951 entra a far parte della ditta il sig. Piero Carta. Il reparto stoviglie si sviluppò velocemente e assunse importanza grazie anche alla collaborazione di note figure artistiche del vicentino, quali: la prof. Mina Anselmi, il prof. Otello De Maria, la prof. Ina Barbieri. Questi artisti, oltre ad eseguire decori personali quali ville, paesaggi, figure, natura morta, eccetera, introdussero nell’azienda un modo di decorare innovativo: nacquero i piatti con grandi fiori stilizzati che in breve sostituiranno i decori tradizionali. La prof. Ina Barbieri, in particolare, fu un vulcano di idee e di colori, molti di questi ben accetti dalla clientela sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo: i decori della prof. Barbieri resistono ancor oggi, grazie alla interpretazione di altri decoratori che lavorano per l’azienda. Purtroppo l’azienda, appesantita da vincoli societari non ideali, non riuscì a sfruttare questo momento favorevole (fine anni Cinquanta - inizio anni Sessanta) e rimase in arretrato con i sistemi di lavorazione, producendo a costi troppo elevati, senza guadagno, e favorendo una nascente concorrenza che, con il passare degli anni diventò sempre più forte: decori e forme che inizialmente erano fatte solo con metodo artigianale, passando alla grande produzione, alle grosse industrie, entrarono nel mercato a prezzi decisamente inferiori.
I vecchi soci e amministratori della ditta probabilmente ritenevano che il punto di forza per la vendita dell’impasto ceramico consistesse solamente nell’ottima riuscita dei prodotti finiti fatti nel reparto stoviglie con detto impasto. Questo era vero, in quanto il prodotto risultante era tecnicamente valido e di ottimo aspetto estetico, ma non erano dati sufficienti per supportare la gestione di un reparto che aveva assunto una dimensione troppo grande e i cui costi, soprattutto quelli del personale, erano arrivati a superare il limite imposto dalla contabilità economica, determinando così una perdita pluriennale nella gestione; perdita che ovviamente ricadeva anche sul reparto produzione impasti. Per fortuna quest’ultimo era in attivo, grazie alla poca concorrenza e alla forte espansione della ceramica artistica di quei primi anni Sessanta. Nel 1961 morì il dr. Pietro Vaccari, fondatore, amministratore e responsabile tecnico della società: gli subentrò il genero Franco Allamprese, che purtroppo perirà dopo un paio d’anni a causa di un incidente stradale. Per un breve periodo partecipò all’attività la moglie di Allamprese, la sig.ra Maria Teresa Vaccari, figlia del dr. Pietro, ma dopo qualche tempo chiese di essere liquidata. A questo punto i soci, non avendo i mezzi economici per soddisfare totalmente detta liquidazione, decisero di cambiare la società trasformandola in S.r.l. e separando gli immobili e i terreni, che restarono alla vecchia S.d.F., dall’attività vera e propria che passò alla nuova società. Quest’ultima partì subito in difficoltà, non avendo i mezzi per rinnovare gli impianti e proprio negli anni in cui la concorrenza nella produzione di impasti stava aumentando. Venne allora decisa la separarazione gestionale dei due reparti, evidenziando chiaramente la necessità di trovare una soluzione per limitare le perdite di quello delle stoviglie. Nel novembre del 1973 con la liquidazione dei sigg. Boschieri la gestione passò alla sola famiglia Carta. Dopo alcuni anni di tentativi per riorganizzare il reparto stoviglie, alla fine si concluse che ormai era troppo tardi: la concorrenza era diventata troppo forte e si stava affacciando un periodo di notevole crisi del mercato della ceramica in generale. Oltre a questo esisteva in azienda una forte pressione sindacale che bloccava i tentativi di riorganizzare il lavoro.
La conclusione, quindi, fu quella di provare a “staccare” il reparto, promuovendo la costituzione di una cooperativa tra gli operai. Cosa che venne accettata e che sancì la fine del reparto stoviglie dell’Industria Ceramica Vicentina. La cooperativa si trovò quasi subito in cattive acque, causa incapacità organizzativa, e venne quindi assorbita da un’altra cooperativa esterna che, dopo pochi anni, terminò anch’essa la produzione della ceramica. L’Industria Ceramica Vicentina S.r.l., invece, ridimensionata dopo lo “stacco” del reparto stoviglie divenne più controllabile, ma purtroppo si trovò a che fare con immobili e impianti vecchi e frazionati, non ottimali per una produzione industriale all’altezza dei tempi e soprattutto per una gestione più ottimale dei costi di produzione. Problema, questo, ancora attuale ma in fase di evoluzione. Tornado al prodotto finito, per non abbandonare una produzione ormai considerata “storica” e per dare la possibilità ad alcuni ex soci della cooperativa di proseguire con un’occupazione, venne fondata nel 1987 la Nuova Ceramica Vicenza, una S.n.c. di cui facevano parte inizialmente sei soci della precedente cooperativa e due nuovi soci, Alessandro e Andrea Carta (figli rispettivamente di Giovanni e di Piero). La produzione si affermò sulla scia dell’ormai famoso decoro con i papaveri, ideato dalla prof. Barbieri, al quale vennero ad aggiungersi, negli anni a seguire, altri decori di successo. Dopo quasi quattordici anni di attività, a causa delle crescenti difficoltà del mercato artigianale, la Nuova Ceramica Vicenza chiude l’attività (siamo nel 2001), che viene in parte assorbita dall’Industria Ceramica Vicentina, per essere affiancata al nuovo punto vendita rivolto al settore hobbistico, aperto nel settembre 2001. La storia, quindi, si chiude e l’azienda ritorna alla produzione completa, dagli Impasti Ceramici tradizionali e speciali al prodotto finito.