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Insomma non sono i dati precostituiti, rintracciabili
nell'ambiente e nella tradizione, ad accendere la mobile fantasia di Sartori,
a stimolarne la vibrante creatività, bensì le sollecitazioni
che provengono dal profondo dell'animo suo, relative ad una condizione
esistenziale dai contorni sfumati, che non è facile definire ed
afferrare, tanto ampio è l'orizzonte del pensiero, l'anelito del
sentimento. Cionondimeno, alla realtà egli pur si rifà,
solo che essa si scontra con l'io soggettivo e riaffiora in altre forme,
fecondata dagli umori della coscienza, ricomposta alla luce della ragione.
il fatto stesso che le opere di Sartori si configurino come un ciclo unitario,
parte integrante di un discorso compiuto, è significativo di quanto
la sua azione artistica non dipenda dall'episodicità di uno spunto,
dall'occasionalità di una situazione,, ma dalla sostanza di un problema,
dalla centralità di un questione. Tra la Grande pagina e l'Angelo
annunciante vi è una serie di opere concepite come numeri - lo Zero,
il Due, il Tre, il Cinque, il Sette - le quali, sospese tra presenza e
assenza, tra pieno e vuoto, tra stabilità e precarietà, simboleggiano
la condizione non solo dell'autore, ma dell’uomo contemporaneo volto alla
ricerca di un'identità e di un equilibrio, in bilico tra poli di
segno opposto, anelante a fondersi in ciò che comunemente si divide,
a sostenere ruoli che convenzionalmente si tengono separati. |